mercoledì 1 luglio 2015

I nostri 6 punti chiave per diventare bilingue

Imparare una nuova lingua non è stato semplice per il mio Grande. Aveva 5 anni quando ci siamo trasferiti in UK e non parlava una parola di inglese. E' stato catapultato dalla scuola materna italiana alla scuola elementare inglese, la primary school. E' stato lanciato in un sistema scolastico completamente diverso da quello a cui era abituato. E' stato accolto in una classe tutta nuova e da lì ha incominciato la sua prima esperienza con la lingua inglese. Tutto da solo. Ha cominciato da zero ed è arrivato a dieci. Anche undici!

Non si impara una lingua in pochi giorni semplicemente respirando aria anglosassone o guardando sporadicamente un cartone animato. Per lo meno per noi. Il mio Grande ha respirato ed è stato immerso in un ambiente 100% inglese ogni giorno per otto ore al giorno. Questo ha fatto la differenza. Questo gli ha permesso di parlare e capire l'inglese in modo fluente dopo circa otto-dieci mesi. Sono certa che, per ogni bambino, ci sono tempistiche diverse. Per lui è andata così.

La scuola e il sistema scolastico inglese è stato di grande aiuto. Siamo stati molto fortunati a trovare la scuola giusta, perfetta per le sue esigenze. E' una bella scuola, grande, con una fattoria e un bosco e uno spazio esterno da far invidia. Lui ha trovato il suo posto, la sua dimensione e la sua serenità. 

Ma cosa lo ha aiutato davvero ad integrarsi ed imparare una nuova lingua?

1.  Avere, a scuola, una teaching assistant a disposizione anche solo per un'oretta al giorno. Le teaching assistant, le TA, aiutano in classe i bambini per vari motivi. Se c'è un bambino con un grande talento per la matematica fa del lavoro extra con la TA per sviluppare questo talento. Se c'è un bambino più indietro con la fonetica, fa del lavoro extra con la TA per imparare più in fretta. Se c'è un bambino con difficoltà motorie, fa della ginnastica extra con al TA per migliorarsi. La TA è fondamentale in una classe e aiuta a 360° la maestra. Il Grande studiava inglese con lei, le prime parole con le flash card, la prima fonetica.




2. Avere una classe e un gruppo di bambini che ha capito le sue prime difficoltà e lo ha accolto. L'amicizia per il Grande è una cosa molto forte, fondamentale. Me lo avevano detto, in Italia, la sua maestra della scuola materna, mi aveva avvisato. "Il Grande è un bimbo che ha bisogno di essere con altri bambini, di trovare degli amici, una volta trovati, andrà alla grande". E così è stato. La scuola inglese ci ha aiutato molto in questo. In classe si fa gruppo, si fanno attività insieme, si costruiscono momenti di socializzazione molto forti.

3. Le nozioni si imparano con il gioco, almeno nel KS1 (i tre anni scolastici dai 4 ai 7 anni). Non esiste la lezione frontale, si fanno gruppetti, si impara con la pratica, la grafica, la tecnologia. Si tocca con mano tutto e apprendere una lingua in questo modo, per il Grande, è stato più semplice che stare su un banco ad ascoltare una lezione per un'ora.




4. Si passa poco più di un'ora al giorno all'aperto insieme a tutti i bambini della scuola, dai più piccoli ai più grandi. In questo lasso di tempo, il Grande è stato affiancato da un bambino dell'ultimo anno. Quest'ultimo doveva prendersi cura di lui, parlargli tantissimo in inglese e non farlo mai sentire solo. L'interazione con i propri pari è fondamentale. Si deve combattere spesso, contro il bullismo, contro i bimbi dell'ultimo anno che si vogliono imporre in questa fase della giornata. Non è sempre un momento facile, ma dall'altra parte, il confronto con bambini più grandi lo ha aiutato molto.

5. Lo sport è stata una componente chiave per lui. Entrare a far parte di una squadra di calcio dove, al pomeriggio dopo scuola, ritrovava i suoi compagni di classe è stato fondamentale. Non serve troppo parlare inglese quando si calcia un pallone. Ci si capisce con lo sguardo. 


6. I playtime dopo scuola. Avere in classe un bel gruppo di amici da invitare a casa è stato importante. Abbiamo avuto spesso suoi compagni a casa e lui è stato invitato spesso dagli stessi. Questo scambio è stato molto utile. Il Grande si è sentito parte della realtà locale e gli ha dato forza. Un bimbo in particolare, uno dei suoi più grandi amici inglesi, mi ha fatto molta tenerezza. Ricordo ancora un pomeriggio di ormai due anni fa quando origliavo alla porta della cameretta per capire come due bimbi che parlavano due lingue diverse potessero capirsi. Il nostro amico inglese gli faceva ripetere le parole, gli diceva "This is a pirate" e gli chiedeva come si diceva la stessa cosa in italiano.

Ce l'abbiamo fatta. A distanza di due anni andiamo fortissimo. E siamo molto contenti dei traguardi raggiunti. Abbiamo ancora molta strada da fare, ma siamo meno spaventati. Se penso invece alla Piccola mi verrebbero da scrivere punti diversi. Ogni bimbo reagisce a suo modo ad un cambiamento così radicale e all'esposizione ad una lingua diversa dalla propria. Ma questa è un'altra storia.

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