mercoledì 28 ottobre 2015

Piccolo cittadino del mondo cresce… Storie quotidiane di una famiglia bilingue

Ho pensato molto a questo post, a come iniziarlo, a che particolari descrivere, perché anche se spesso non lo dimostro, realmente sono una persona parecchio introspettiva che non ama molto condividere con tutti le cose che sente importanti. Se si parla poi dei propri figli ancora peggio, sono miei, sono una mamma protettiva e per di più non voglio cadere nel vortice poco carino dei “mio figlio e' il più bravo, mia figlia e’ la più bella..”.


E allora perché parlarne? Perché sempre più spesso famiglie si trovano nella posizione di poter o dovere espatriare, come eravamo noi tre anni fa. Questo post e' indirizzato proprio a loro: alle famiglie expat nuove e future!
Quando appare la prospettiva di espatriare, una delle più grosse preoccupazioni può essere la vita dei propri figli, il loro inserimento, lo scoglio di una nuova lingua. E’ per questo che desidero farvi intravedere i potenziali di questi piccoli eroi. Persone che un giorno saranno cittadini del mondo. Il miglior modo per fare tutto questo e’ quello di parlare di lui, del MIO piccolo adorato Gattila.




Questi bambini, a volte da subito a volte da più grandicelli, per le circostanze della vita moderna e per le decisioni degli adulti, vengono sballottati, rimossi, inseriti anche più di una volta in società e luoghi dove inizialmente non condividono nemmeno la lingua. In poco tempo, a volte con difficoltà a volte con una naturalezza sorprendente, i piccoli eroi conquistano ed ogni giorno solidificano un posto tutto LORO.



Gattila vive questa realtà da quando aveva due anni e mezzo: l’italiano a casa, con tutte le piccole e grandi cose che io e l’Ingegnere cerchiamo di tramandargli della nostra cultura e l’Irlanda fuori, con la scuola, gli sport, gli amici irlandesi e quelli stranieri.
Quando ci siamo trasferiti, Gattila aveva appena iniziato a parlare in modo corretto l’italiano.  Ne avevo parlato qui, da sempre gli leggevamo anche libri in inglese. I cartoni e le ninnananne gli venivano proposti in entrambe le lingue. Misteriosi zie e zii da lontano e dalla lingua strana ogni tanto facevano la loro comparsa all'uscio o lo chiamavano su skype. Certamente tutto questo inglese l’ha aiutato a sentirsi più a suo agio nel trasferimento.




Poi, dopo pochissimo, arriva l’inserimento al nido. Lui inizialmente non parla inglese ne' con le insegnanti ne' tanto meno con i compagni. Ma il biondino ha tanta voglia di giocare ed ha un carattere solare e non pare avere alcun problema di inserimento. Anzi sembra quasi che gli venga facile insegnare l’italiano a loro! Inizia a parlare benino anche in inglese dopo 6 mesi, MA insieme alle prime frasi arriva anche un piccolo problemino, inizia a balbettare nella sua lingua madre.
Potete immaginare la nostra preoccupazione? E quella delle nonne lontane e tendenzialmente ansiose? Poi fortunatamente il pediatra italiano lo visita e ci tranquillizza. Un piccolo intoppo passeggero, abbastanza comune nei bambini della sua eta’ (soprattutto maschietti) forse accentuato dal suo bilinguismo. Gattila apparentemente sa tantissime parole e concetti, in due lingue, ma quando li vuole esprimere.. si intoppa. La soluzione? Pazienza, incoraggiamento, letture in entrambe le lingue e cercare in ogni modo di non fargli pesare la cosa. Ed infatti a distanza di due anni il problema e’ sparito completamente. 



Non nascondo pero' che per mesi la preoccupazione e’ stata intensa, e che nella testa ci sono passati tantissimi pensieri; pensieri negativi di aver sbagliato ad averlo tolto dal suo mondo, di non aver fatto abbastanza per integrarlo.
Quando ancora aleggiava questo problemino, all'orizzonte appariva anche l’inizio della scuola, nuovo posto, nuovi insegnanti, nuovi compagni. Lui, essendo nato ad inizio giugno, e' tra i più piccoli della sua classe. Qui normalmente lo spartiacque e' fine giugno, non inizio anno come in Italia. Essere il più "piccolino" non gli crea problemi. Vuoi il carattere intraprendente e…. il potere distruttivo, lui a scuola ci sta a pennello. Il terribile ha bisogno di regole, ha la necessita’ e la curiosità di imparare cose nuove. Cosi' a settembre 2014 inizia a frequentare la scuola VERA.


Lui si inserisce nuovamente bene, ma purtroppo fatica un po’ di più a stringere amicizie importanti. Impara tanto, il suo inglese si affina. Le letture in inglese continuano sia a casa con me che a scuola grazie al sistema didattico usato. In Irlanda infatti i primi due anni il programma (o curriculum) si basano tantissimo sulla letteratura ed una serie di esercizi e giochi mirati per affinare pronuncia, imparare la fonetica, ed anche ad AMARE i libri (se ne volete sapere di più qui trovate un post informativo sulla scuola irlandese). Questo paese poi e’ un mix di tante lingue e nazionalità che vengono ben accettate dalla popolazione locale. Certo non e’ tutto oro quello che luccica, ma sicuramente gli insegnanti sono abituati e ben inclini ad accettare e ad insegnare a chi ha l’inglese come seconda lingua.



Un’anno e’ passato dal suo primo giorno di scuola, un’anno dove tra la fonetica ripetuta in tutte le salse, i workbooks, le recite e i piccoli progetti siamo arrivati ad iniziare a leggere DA SOLI come i grandi. Facciamo piccole operazioni matematiche, ragionamenti abbastanza complicati e domande impegnative. Tutto in entrambe le lingue.
Ad inizio estate abbiamo affrontato l'ennesimo cambiamento: il trasferimento in un’altra città. Quindi una nuova casa, l'inserimento, a fine agosto, in una scuola diversa e anche nuovi amici.
Anche questa volta l’introduzione a scuola e' stata facile; quest'ultima si sta rivelando superlativa! Le classi piccole, i compagni più simpatici, gli insegnanti attenti, preparati, vogliosi di fare sono un mix perfetto. E lui, il fantastico protagonista, cresce spensierato, forte, con un’apertura mentale meravigliosa.

Gattila e' fortunato, ha una mamma a casa che adora la lettura, e che, insieme al papa', ci tiene a mantenere entrambe le lingue vive. Per noi e’ essenziale. Vogliamo poter dare ai nostri figli un’educazione particolare, cerchiamo di impartirgli resilienza, flessibilità mentale e capacita' di accettare e farsi accettare; per fare in modo che possano adattarsi ovunque, ma allo stesso modo cercando di dargli profonde radici per poter tornare nella loro terra, se un giorno vorranno…



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